0. Abstract Lo scopo di questo articolo è offrire una base
teorica iniziale per l'analisi semiotica degli oggetti d'uso. 1. Semiotica degli oggetti d'uso Gli oggetti sono le cose più comuni intorno
a noi. Cose fatte dall'uomo per un uso pratico. Tutte le opere d'arte,
che non sono fatte per fini pratici, restano fuori dell'obiettivo di
questa indagine. Comunque, gli oggetti d'uso possono avere proprietà
estetiche o artistiche. Edifici, strade e città sono esclusi dalla mia
riflessione, benché i principi dell'analisi semiotica si applichino
anche a questi artefatti grandi e complessi.
1.1 A cosa serve l'analisi semiotica? La comunità degli interpreti il cui background cognitivo
è adottato per l'analisi è solitamente quella dell'analista. Questo
significa che l'analisi è sempre relativa. Molti trascurano il fatto
che i segni che interpretiamo hanno un certo significato solo per il
nostro gruppo sociale, e attribuiscono erroneamente ad essi un valore
universale. Normalmente, nelle interpretazioni di ogni giorno, questa
semplificazione non produce errori gravi. Nell'analisi, al contrario,
dobbiamo sempre tenere in mente che non c'è interpretazione senza un
background cognitivo, benché nella nostra simulazione sia semplificato
e generalizzato. D'altra parte, l'interpretazione ha poco valore se
il background non ha una base sociale (se è, per esempio, quello di
un individuo): la semiosi, come il linguaggio, è un processo sociale.
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Produzione
Uso
legno, ferro, fusione, ecc. <-< ascia >-> impugnare, spaccare legna, ecc. --- passato --- --- presente --- --- futuro --- |
Usare un artefatto significa interagire
con esso allo scopo di raggiungere un obiettivo. L'interazione è un
processo di azione e percezione con feedback: il soggetto agisce e controlla
gli effetti dell'azione per calibrare l'azione successiva, e ripete
questo circolo finché il processo viene interrotto o portato a termine.
Non tutti i passi di questo processo sono consapevoli:
quando apprendiamo ad usare un oggetto d'uso (per esempio guidare un'auto),
acquisiamo una serie di automatismi che eseguiamo senza essere consapevoli
delle singole azioni che richiedono.
Questi schemi di interazione possono essere considerati
come il riferimento dell'oggetto d'uso-segno, ciò che di solito chiamiamo
la funzione. Un oggetto d'uso, dunque, è il mezzo materiale richiesto
per svolgere la funzione. La funzione è espressa come uno schema di
interazione, a volte molto complicato e ampio: si pensi per esempio
alle funzioni di una casa. Lo schema d'uso di un artefatto consiste
in sequenze d'uso, che seguono una sintassi d'uso. Consideriamo -come
esempio di sequenza sintattica- le operazioni reversibili che troviamo
in ogni dispositivo di tipo acceso/spento (pulsanti, interruttori, rubinetti,
ecc.), l'uso di leve o volanti, i movimenti particolari di un mouse,
o l'operazione necessaria per allacciare una scarpa, completamente diversa
se la scarpa ha una chiusura con Velcro.
L'oggetto non costringe al suo uso: possiamo
usare un oggetto in modo non-standard: una scarpa come martello, un
coltello come cacciavite, una bottiglia come candeliere, e così via.
L'oggetto d'uso condiziona l'interazione a causa della sua struttura
e forma materiale: posso usare una mazza da baseball per colpire qualcuno
sulla testa, ma sarebbe difficile usarla come stuzzicadenti. Per seguire
la terminologia di Peirce, il condizionamento non costrittivo che gli
oggetti d'uso esercitano su di noi è definito determinazione,
intesa nel senso etimologico di 'porre dei limiti'. Il potere di determinare
le interpretazioni è comune a tutti i segni ed è la loro proprietà saliente.
Gli oggetti d'uso hanno la proprietà aggiuntiva di porre i limiti ai
loro possibili usi.
Possiamo perciò definire 'uso' come un processo di
interazione in cui un soggetto agisce per raggiungere un obiettivo (cognitivo
o pratico) in interazione con un oggetto che offre il supporto e pone
i limiti della propria costituzione. Le proprietà dell'oggetto d'uso
possono essere viste come possibilità e costrizioni dell'interazione.
Come possiamo determinare l'uso di un
oggetto?
L'oggetto d'uso in sé offre un gran numero di interazioni
logicamente possibili. In mancanza di una chiara corrispondenza tra
l'oggetto d'uso e il corpo umano (come in un guanto) può essere difficile,
senza conoscenza precedente, inferire l'uso osservando e manipolando
l'oggetto. Dubito che, senza l'appropriata conoscenza di sfondo, qualcuno
possa inferire l'uso di un fuso.
L'uso effettivo di oggetti produce codici di interazione,
socialmente registrati, descritti nei testi e conservati nella comunità.
Tuttavia, dobbiamo tenere in mente che nuovi usi non
standard possono sorgere in individui e gruppi. La considerazione di
altre interazioni possibili con un oggetto d'uso, oltre a quelle codificate,
può suggerire al designer nuove idee (vedi Munari 1977).
In campi come la moda, gli usi non-standard di abiti e accessori hanno
ispirato molti stilisti.
L'utente e l'oggetto d'uso sono due
aspetti dello stesso schema: gli oggetti d'uso portano inscritta la
figura e le azioni degli umani (direttamente o indirettamente attraverso
altri oggetti), e gli umani costruiscono gli oggetti d'uso secondo il
loro raggio d'azione, il loro corpo e il modo di vita.
Qualsiasi oggetto d'uso implica uno o più utenti
modello (4) : i mobili di un asilo infantile implicano
degli utenti bambini; gli oggetti che Ulisse e i suoi compagni trovano
nella caverna di Polifemo li impauriscono, perché implicano un utente
di proporzioni gigantesche.
L'utente modello non è implicato solo anatomicamente,
ma anche per abilità pratiche (la tastiera di un pianoforte richiede
un utente addestrato; un giocattolo come 'Game Boy' richiede un livello
di allenamento difficile da trovare tra gli adulti).
L'utente modello deve essere descritto in termini
generali nella relazione dell'analista. In questa fase limitiamo la
nostra attenzione alle caratteristiche dell'utente modello strettamente
implicate dal funzionamento dell'oggetto d'uso. Per esempio, una bicicletta
richiede gambe di una certa lunghezza.
In alcuni casi l'oggetto d'uso è sufficiente
a svolgere la funzione (per esempio una sedia); in altri casi sono necessari
altri oggetti, come per martello e chiodo, racchetta e palla, vela e
albero, ecc.
Alcune sequenze d'uso o funzioni richiedono, per essere
svolte correttamente, un insieme di oggetti d'uso. Gli occidentali mangiano
usando coltello, forchetta e cucchiaio, bicchiere, piatto e altri oggetti,
in schemi codificati. Quando ci vestiamo, secondo il nostro genere,
la cultura e la stagione, indossiamo gli abiti in un ordine specifico.
Una partita di tennis richiede una serie di oggetti, dagli abiti alle
borse alle scarpe.
Tutti questi oggetti d'uso compongono degli insiemi.
In alcuni casi l'insieme è progettato secondo lo stesso stile (come
per le posate), in altri casi viene messo assieme secondo gli schemi
d'uso e il gusto personale.
Gli schemi d'uso possono essere considerati come regole
sintattiche di cui gli oggetti d'uso sono componenti. Le relazioni sintagmatiche
connettono una sequenza logica di elementi attraverso il connettivo
AND.
Alcune sequenze sintattiche sono rigide, altre più
elastiche.
E' importante elencare gli oggetti correlati all'oggetto
analizzato da una sequenza d'uso codificata.
Le relazioni paradigmatiche sono i connettivi
di una scelta alternativa, simbolizzati dal connettivo XOR. Nel
linguaggio, i paradigmi sono tipicamente rappresentati dalle coniugazioni:
ogni elemento è alternativo all'altro (o diciamo 'sono' o 'siamo', mai
entrambi).
Nell'analizzare un oggetto d'uso, le relazioni paradigmatiche
connettono il nostro oggetto agli oggetti che possono sostituirlo. Un
rasoio usa-e-getta, per esempio, è paradigmaticamente correlato a un
rasoio elettrico. Ma è paradigmaticamente correlato anche agli altri
modelli di rasoio usa-e-getta.
Naturalmente, nessun oggetto d'uso svolge la stessa
funzione esattamente nello stesso modo di un altro.
Le relazioni paradigmatiche sono molto importanti
perché riguardano il posizionamento di un prodotto in relazione
ai suoi concorrenti.
Nella produzione di serie ogni prodotto,
prima di essere immesso sul mercato, viene testato in diversi modi.
Vengono eseguiti test di resistenza, funzionalità, ergonomia e valutazioni
estetiche. Sarebbe inutile per l'analisi semiotica ripetere questi esperimenti.
Tuttavia, non possiamo valutare un oggetto d'uso senza usarlo. L'oggetto
d'uso deve essere usato, se possibile approfonditamente e ripetutamente,
e confrontato con oggetti d'uso simili, per determinare gli schemi d'uso,
i loro difetti e il loro punti di forza. Possiamo anche intervistare
degli utenti.
In particolare, dobbiamo cercare di trovare e sottolineare
come l'oggetto d'uso svolge la sua funzione, e se questa soluzione è
valida e agevole. In tale compito un valido aiuto può arrivare dalla
storia del design e della tecnica (vedi Zingale, 1999).
Il primo passo nella descrizione del
sistema di produzione dal quale l'oggetto d'uso deriva è la composizione
materiale. Legno, ferro, acciaio, plastica, resine, stoffa, ecc.: ogni
materiale implica un diverso metodo di produzione e forma. L'oggetto
d'uso si pone all'ultimo anello di una catena di cause e effetti il
cui inizio coincide con quello dell'Universo. Non possiamo arrivare
così lontano… ma di solito possiamo avere alcune nozioni di come l'oggetto
d'uso è stato prodotto.
Questa direzione di analisi non sempre è significativa.
In alcuni casi, comunque, la produzione è molto importante. In particolare,
tutti gli oggetti di artigianato hanno nella produzione la maggior parte
del loro valore. Le irregolarità degli oggetti fatti a mano sono così
importanti che vengono riprodotte artificialmente in alcuni oggetti
fabbricati in serie.
La produzione (processo e materiali) è importante
anche in oggetti d'uso usati nello sport (sci, racchette da tennis,
ecc.), articoli da cucina (piatti, posate, ecc.), mobili, alta tecnologia
e altri settori.
A volte è impossibile inferire il sistema di produzione
soltanto esaminando l'oggetto d'uso. Dipende dalla conoscenza di sfondo,
vale a dire, dalle circostanze interpretative che supponiamo. Quante
persone sono in grado di dire se un oggetto d'uso in plastica è stato
stampato o estruso, oppure possono riconoscere il lavoro di un tornio?
Come analisti dobbiamo decidere quale conoscenza di sfondo adottare,
quanto specialistica e quanto dettagliata. Naturalmente, l'occhio dell'analista
semiotico non è quello di un ingegnere. Ciò in cui siamo interessati
è il sistema di produzione verso il quale punta l'oggetto: artigianale,
elettronico, meccanico, chimico, e in alcuni casi la tecnica, il materiale
e l'assemblaggio.
In relazione speculare all'utente modello
abbiamo, all'altro capo della linea di causa-effetto, il produttore
modello. In questo caso, il soggetto è usualmente non-individuale. E'
un'azienda, una bottega, un'organizzazione. Un'automobile, per esempio,
implica un grande stabilimento, un'ampia organizzazione di ricerca,
progettazione e distribuzione. Un costoso cronometro svizzero implica
una piccola fabbrica, una lunga tradizione di cura e precisione, lavoro
manuale, verifiche accurate.
Queste proprietà compongono un'immagine che possiamo
chiamare produttore implicito. Deve essere elencato nella relazione,
usualmente in breve, tranne nel caso in cui sia particolarmente importante
(come per esempio nella produzione in piccola serie).
Finora abbiamo analizzato le relazioni
causali dell'oggetto d'uso, cioè le interazioni materiali con i sistemi
di produzione e gli utenti. In questo modo abbiamo seguito il sentiero
che connette l'oggetto d'uso-Segno all'Oggetto.
Quando arriviamo all'Interpretante, sono in gioco
relazioni cognitive che connettono il Segno (e indirettamente il suo
Oggetto) a unità culturale socialmente stabilite.
In questo stadio dell'analisi dobbiamo partire come
prima dall'oggetto d'uso-Segno, poi passiamo agli Interpretanti connessi
all'uso dell'artefatto e infine agli Interpretanti connessi ai
discorsi sull'artefatto.
Bello è una delle parole che sentiamo più spesso nei centri commerciali e nei negozi italiani. La bellezza è una delle qualità, o valori, che i consumatori cercano in alcuni prodotti. Utilità, funzionalità, prezzo basso, attualità, originalità e eleganza sono alcuni dei valori che attribuiamo agli oggetti d'uso. Ma tutte le proprietà sono relative: prendiamo la bellezza, che percepiamo come una proprietà intrinseca del prodotto. Oggetti che venivano visti come belli e eleganti nel passato (come i mobili decorati, i tappeti pelosi, le auto con profili rettilinei, i bagni piastrellati di nero, le scarpe di plastica, ecc.) ora sembrano antiquati e brutti. I valori funzionali cambiano anche più rapidamente, a causa della continua evoluzione della tecnologia, per non parlare dei prezzi. Per quanto riguarda l'originalità e l'attualità, i concetti stessi dipendono dalla variazione del tempo. Tutti i valori che sembrano direttamente presenti nell'oggetto d'uso risultano in effetti dall'interazione tra il nostro sistema cognitivo e l'oggetto d'uso stesso. Poiché il sistema cognitivo, a partire dai processi percettivi, è ancorato al nostro background culturale, chiamo valori percepiti tutte le proprietà che l'oggetto d'uso mostra tranne la sua pura descrizione percettiva (passo uno) e i suoi schemi d'uso (passo due). I valori percepiti sono proprietà discorsive, cioè hanno una natura intersoggettiva e socialmente definita (5) .
Due esempi, presi da Newsweek, (9, 28
agosto 2000, p.6). Il primo oggetto d'uso presentato da Malcolm Beth
nella rubrica Periscope è il miscelatore da cucina, nonché cult
americano, KitchenAid. L'artefatto è praticamente immutato dagli anni
'30. Possiamo facilmente elencare tra i suoi valori percepiti tradizione,
solidità, semplicità, affidabilità, classicità.
Il secondo oggetto d'uso presentato è una linea di
"21st Century Kilts" per il mercato giovanile disegnata da Geoffrey
(Tailor) Kiltmakers. I kilt sono disponibili in diversi materiali, dal
tradizionale tartan in lana al PVC. La foto mostra un ragazzo che indossa
un kilt in lucida plastica nera. Considerando quest'ultimo prodotto,
i suoi valori percepiti comprendono alcuni di quelli elencati sopra,
come la tradizione e la classicità, ma miscelati con quelli di originalità
e estrema innovazione. Naturalmente, parliamo di tradizione e costumi
scozzesi.
I materiali hanno significati che cambiano
nel tempo. Avorio, acciaio, legno, cuoio, lana, seta, ecc., caratterizzano
gli oggetti d'uso che compongono.
La storia della ricezione sociale della plastica,
per esempio, è estremamente interessante. Nei primi anni '60, quando
la plastica iniziò a inondare i mercati, la sua immagine era altamente
positiva: leggera, lavabile, igienica, poco costosa, vivacemente colorata,
moderna, poteva assumere più forme di ogni altro materiale. I progettisti
gareggiavano nel creare ogni tipo di oggetti in plastica: bicchieri,
sedie, mobili, abiti, lampade, giocattoli, ecc.
L'immagine cambiò improvvisamente negli anni '70:
la plastica fu accusata di essere inquinante, indistruttibile, di indurre
il cancro. Se bruciata, produceva fumo dannoso. Gli oggetti di plastica
divennero rapidamente simbolo di basso reddito e cattivo gusto. Gli
abiti e le scarpe di plastica, indossate negli anni '60 da modelle e
rock star, scomparvero dagli armadi.
Negli anni successivi l'ambiente interpretativo cambiò
ancora, e oggi la plastica è accettata come 'politicamente corretta'
in molti tipi di oggetti d'uso, mentre è scomparsa da altri. Sono apparsi
nuovi tipi di plastica riciclabili e biodegradabili, aiutando gli utenti
ad accettare la sua presenza.
Perciò, un soprabito di plastica negli anni '60 era
di moda, negli anni '70 era una provocazione (alcuni gruppi underground,
come i Devo, usavano capi di plastica), negli anni '90 era visto come
scomodo e artificiale.
Nell'analizzare l'uso abbiamo considerato
l'utente modello inscritto nella struttura, grandezza e funzionamento
dell'oggetto d'uso. Ora descriveremo l'utente socialmente associato
con l'oggetto d'uso.
La bicicletta è un buon esempio della differenza tra
utente modello e utente socialmente codificato. Le biciclette tradizionali
sono di due tipi: da uomo e da donna. L'utente modello non è diverso
per i due modelli: qualsiasi uomo può usare una bicicletta da donna
e qualsiasi donna una da uomo. L'utente modello deve avere un corpo
adulto normale e possedere alcune capacità di base. Il telaio di una
bicicletta da donna è progettato per consentire all'utente di indossare
le gonne, ma naturalmente può essere usata da chiunque indossi calzoni;
d'altra parte, le donne possono usare biciclette da uomo indossando
calzoni o gonne.
L'utente socialmente codificato è diverso: ci aspettiamo
che le bicicletta da donna siano usate da donne e quelle da uomo da
uomini. Perciò le biciclette hanno un genere, ma solo dal punto di vista
sociale.
Se un pianoforte implica un utente modello che abbia
ricevuto un addestramento specifico, è socialmente connesso a un'educazione
da classe media o alta, una famiglia che dà importanza alla cultura
e all'arte (perché lo studio del piano deve iniziare nell'infanzia),
una certa inclinazione romantica.
Queste implicazioni sono più deboli di quelle causali:
dal punto di vista logico hanno solo un fondamento statistico, e possono
cambiare nel tempo e attraverso le culture.
Quando le donne scelgono di usare biciclette da uomo, infrangono
il codice sociale, che era così forte da aver prodotto due progetti
diversi per lo stesso veicolo. Analogamente, il piano può essere suonato
da un nero americano, nato negli anni '30, che ha imparato a suonare
il jazz senza nessuna istruzione regolare.
Quando costruiamo Interpretanti ci muoviamo al livello
superiore della semiosi, dove l'ambiente interpretativo ha un potere
crescente nel determinare l'effetto del segno. I codici sociali hanno
una forza considerevole nel guidare l'interpretazione: se vediamo un
uomo scendere da una Mercedes, in abito scuro e cravatta, valigetta
e scarpe di cuoio, normalmente pensiamo che sia ricco o potente, o entrambe
le cose. Comunque, non dobbiamo dimenticare che l'interpretazione è
sensibile alla circostanza. La stessa scena, in un villaggio rurale
in Bolivia, vicino alle aree in cui si coltiva la coca, può farci pensare
che questa persona sia un boss dei narcotrafficanti. Lo stesso oggetto
d'uso punta a un diverso utente codificato se cambiamo la circostanza
interpretativa.
Per tornare all'esempio precedente, un miscelatore KitchenAid
nuovissimo, messo in bella vista in una moderna cucina, può essere interpretato
come un segno che la proprietaria vuole mostrare la sua conoscenza degli
oggetti di culto, il suo amore per le icone americane e i classici del
design. Forse l'oggetto d'uso non è mai stato usato per fare biscotti
e non lo sarà mai: è diventato un oggetto d'arte, come lo spremiagrumi
di Philip Starck. In questo caso, l'effettiva sequenza d'uso dell'artefatto
perde quasi ogni importanza.
Il giovane che indossa il '21st Century Kilt', oggi, mostra
di conservare una tradizione scozzese (se è scozzese), mentre allo stesso
tempo segue la moda e ostenta un look giovanile. Se l'utente non è scozzese,
il kilt sarà più originale, e mostrerà il desiderio di rompere i codici
sociali, ma con una sfumatura di dandismo e amore per la Scozia e la
sua cultura.
Il produttore implicito è il sistema
di produzione causalmente inscritto nell'oggetto d'uso. Ma dal prodotto
possiamo inferire sulla sua origine di più che il semplice processo
di produzione.
I codici culturali assegnano un'immagine a ogni produttore,
e in particolare a quelli che attuano specifiche strategie. L'artigiano,
l'antica azienda industriale, il gigante elettronico dell'Estremo Oriente,
lo stilista di moda italiano, l'orologiaio svizzero, ecc., sono tutti
produttori-modello. La marca e la corporate identity sono componenti
di questo Interpretante, ma altri elementi giocano ruoli importanti,
come il paese dal quale proviene l'oggetto d'uso. 'Made in Italy', 'Made
in Japan', 'Made in France' sono più di semplici indici: l'artefatto
assume alcuni dei valori connessi al paese. Ricordo personalmente un'etichetta
'Made with pride in the USA' che era più esplicativa di un depliant
di due pagine.
Così, i consumatori pensano che i prodotti tedeschi
siano durevoli e razionalmente costruiti, quelli francesi eleganti e
originali, quelli italiani ben disegnati e di moda, benché oggi, nell'era
della globalizzazione, l'etichetta 'made in' non dica molto sul vero
luogo (o luoghi) di produzione.
Un tipo particolare di produttore si ha quando utente
e produttore sono lo stesso: è un caso comune -per esempio- nel 'clubwear',
gli abiti usati dai giovani nelle discoteche (vedi Vaccari 2000),
e nelle auto e moto personalizzate. L'oggetto d'uso diviene un segno
della personalità dell'utente, del suo stile, punto di vista e atteggiamento.
Un oggetto d'uso viene acquistato, usato
e in questo processo viene consumato, cioè marcato dalle interazioni
nelle quali interviene.
La persona o persone che usano un artefatto possono
avere diversi diritti di proprietà: dal semplice uso condiviso
(almeno dieci giocatori di basket condividono lo stesso cesto), alla
proprietà familiare, all'uso della proprietà aziendale
da parte del dipendente, al leasing alla proprietà privata completa.
Uso e proprietà dei beni hanno moltissime possibili
variazioni: produttore, utente e proprietario si sovrappongono negli
oggetti d'uso auto-prodotti, come gli scialli che le donne facevano
per l'inverno. Questi oggetti originano forti Interpretanti di individualità,
indipendenza e originalità o di una tradizione di penuria e autosufficienza.
I tipi di proprietà vengono inferiti attraverso regole
codificate: vedere una sposa in una Mercedes bianca e vedere la stessa
signora guidare la stessa auto nel parcheggio di un supermercato ci
fa inferire diversi tipi di proprietà.
Veblen fu tra i primi ad affermare che l'uso e il
consumo di beni non hanno solo scopi pratici ma anche valori sociali
(Veblen 1899). Beni costosi o di lusso, posseduti
o esibiti, mostrano la ricchezza dell'utente, e di conseguenza il suo
ruolo nella società. E' una teoria molto importante, che è stata estesa
ad altri valori sociali. Usare un artefatto può essere segno non solo
di ricchezza ma anche di uno stile di vita (pensate ai differenti status
sociali associati al golf o al pugilato), posizioni politiche o religiose,
genere, interessi culturali e così via.
Un altro campo di ricerca molto interessante è l'eliminazione
degli oggetti d'uso: quando, perché e come gettiamo via un oggetto?
Un artefatto usato può essere venduto e divenire un prodotto di seconda
mano, o gettato nei rifiuti, o accuratamente conservato per accrescere
il suo valore nel tempo. In alcune culture, quanto più breve è il tempo
in cui un oggetto d'uso è tenuto prima di essere sostituito con uno
nuovo, tanto più alto è lo status sociale del proprietario. Per esempio,
in molti ambienti sociali la frequenza con la quale una persona cambia
l'auto è solitamente esibita come status symbol alla pari con il prezzo
e il modello dell'auto stessa.
Gli oggetti d'uso possono essere parte in processi di comunicazione sotto tre aspetti: possono veicolare messaggi nella propria struttura o vicino ad essa, possono essere l'argomento di un messaggio dedicato a venderli (comunicazione di marketing) o possono essere trattati in un discorso.
Quando i messaggi possono essere rimossi
da un oggetto d'uso senza che la sua percezione generale muti, devono
essere considerati come segni separati. Per esempio, i disegni a lettere
e strisce vivacemente colorate che caratterizzano la carrozzeria di
molti scooter non possono essere eliminati senza cambiare il loro aspetto,
mentre le piccole etichette che ci avvisano di indossare il casco possono
essere asportate senza alterare l'aspetto complessivo. Il motivo della
suoneria del cellulare, invece, è parte del funzionamento dell'oggetto
d'uso. I messaggi non cancellabili devono essere considerati nella sezione
'valori percepiti' e 'uso'.
Un messaggio incluso nell'oggetto, verbale, visivo
o di qualsiasi altro tipo, può essere interpretato come messaggio separato.
Tuttavia il fatto che il messaggio appaia su un oggetto d'uso influenza
il suo significato. Tutti i messaggi nell'oggetto d'uso includono o
implicano degli indici che punta all'intero oggetto d'uso o a sue parti.
Per esempio, il marchio 'Made in Italy' implica: "L'oggetto sul quale
sono posto è stato fabbricato in Italia".
Le etichette solitamente veicolano avvertenze,
dati di produzione, marchi di standard o di protocolli e simili informazioni.
Sono numerose nei dispositivi ad alta tecnologia o militari. A parte
il valore denotato, la loro presenza significa sicurezza, controllo
di qualità e cura post-vendita, e contribuise a rassicurare l'utente.
Per questo motivo le etichette sono cresciute in numero e visibilità
negli ultimi anni.
Le etichette ci consentono di inferire a quale utente
il produttore si rivolge. Gli europei, per esempio, trovano divertente
l'abbondante uso di etichette di avvertenza sui prodotti americani,
e citano l'istruzione sulle scatole di fiammiferi ("Tenere la scatola
lontana dagli occhi mentre si strofina il fiammifero") o sulle bottiglie
di champagne ("Non puntare la bottiglia verso il viso mentre la si apre").
Questa abitudine mostra che le compagnie americane temono le cause per
responsabilità dell'azienda intentate contro di loro da consumatori
poco svegli e dai loro più astuti avvocati.
I marchi meriterebbero un trattamento specifico,
perché sono spesso testi complessi, fortemente connessi all'identità
di brand, e veicolano diversi valori.
Comunicano principalmente l'identità del produttore,
associando la tradizione di un nome alla fama e al mito, o all'originalità
e all'innovazione.
La marca è spesso la ragione principale per l'acquisto,
e in tal modo consente al produttore di applicare un prezzo più alto
della concorrenza. Così, l'immagine di marca è un elemento fondamentale
nelle strategie di comunicazione (vedi Semprini 2000). Per esempio,
se i media riferiscono che una famosa azienda di abbigliamento sportivo
vende scarpe fabbricate da bambini in paesi in via di sviluppo, l'immagine
di marca risulta danneggiata, il che si tramuta in una perdita finanziaria.
L'azienda immediatamente lancia una strategia di crisi comunicazionale
cercando di parare il colpo.
L'analista semiotico deve sempre essere aggiornato
sul flusso dei media, allo scopo di monitorare i cambiamenti nelle immagini
di marca e corporate espresse dalle brand.
Le istruzioni non sono oggetti d'uso, ma sono
parte di ciò che chiamiamo para-oggetto (o para-artefatto),
cioè tutti quegli oggetti e messaggi che circondano un artefatto come
una specie di supporto o ingresso (6).
La loro presenza, completezza, amichevolezza e affidabilità
sono tanto più importanti quanto più l'artefatto è di difficile funzionamento.
Alcuni prodotti vengono venduti con video VHS o CD-rom
oltre ai libretti di istruzioni, per offrire all'utente un approccio
più gradevole. Alcuni oggetti d'uso richiedono voluminosi manuali progettati
per insegnare il loro uso, la manutenzione e la gestione dei guasti.
Tutti questi testi costituiscono un campo indipendente di ricerca in
comunicazione.
Il packaging è diventato un para-oggetto molto
importante, qualche volta più importante del prodotto stesso. In effetti,
definire 'packaging' alcune bottiglie di profumo sarebbe un errore:
sono parte dell'oggetto d'uso, come ogni contenitore necessario a dare
forma a un fluido. Liquidi o gas venduti senza un contenitore (come
la benzina o a volte l'acqua o il latte) non saranno considerati oggetti
d'uso.
Il packaging parla dell'oggetto d'uso che contiene,
a volte mostrando la sua immagine. Tutte queste proprietà ne fanno un
testo con un segno indicale che punta all'oggetto e un segno comunicativo
che parla di esso. Di fatto, come mette in luce Ferraresi (Ferraresi
1999:26ff), il packaging ha funzioni pratiche
(proteggere e contenere il prodotto) e semiotiche (comunicare il prodotto).
Inoltre, il packaging è un oggetto d'uso esso stesso,
e può essere analizzato in quanto tale (7) .
Oggi gli oggetti d'uso industriali sono
circondati e 'spinti' da un enorme flusso di comunicazione. La pubblicità
e altri messaggi di marketing spesso riempiono più del 50% dei canali
mediatici.
L'analisi semiotica della pubblicità è un campo di
ricerca e consulenza autonomo, che supporta il marketing strategico
e verifica il marketing operativo.
Quando analizziamo un oggetto d'uso è spesso difficile
e costoso raccogliere a analizzare tutta la pubblicità correlata. Comunque,
alcuni tratti di una campagna pubblicitaria possono essere fondamentali
per comprendere i valori socialmente codificati dell'oggetto. Quando
un'auto, per esempio, è associata a un testimonial famoso, alcuni valori
del testimonial vengono trasferiti all'auto. Quando la Pepsi decise
di rafforzare la sua immagine tra i giovani consumatori, scelse Michael
Jackson come testimonial, amato dai teen-agers e identificato come una
star popolare giovanile.
A volte, comunque, i messaggi pubblicitari non cambiano
i valori dell'oggetto d'uso, ma sottolineano soltanto valori già registrati
negli abiti sociali. In questi casi la pubblicità non svolge un ruolo
fondamentale nell'analisi.
La pubblicità è importante anche per stabilire e sostenere
la corporate image. In questo caso i valori dei messaggi sono connessi
all'oggetto d'uso attraverso l'immagine del produttore.
La nostra società parla degli oggetti
d'uso più di ogni altra nella storia, anche perché mai nel passato la
gente comune aveva posseduto così tante cose.
Non soltanto i mass media ospitano la pubblicità,
ma parlano degli oggetti d'uso in molti altri modi. Il lancio di un
nuovo prodotto, in particolare per le tecnologie, è una notizia. I difetti
e i successi degli oggetti d'uso, i nuovi modi di usarli, i problemi
che risolvono, i nuovi modelli, la moda, gli oggetti di culto, trovano
sempre spazio sui giornali e nella TV.
Film, canzoni, videogames, romanzi, teatro, ecc., commentano
e incorporano oggetti d'uso, li mostrano, li criticano, ne fanno dei
cult o li dichiarano superati.
L'arte visiva del XX secolo, specialmente la pop art negli
anni '60, ha iniziato a usare, includere, citare, ridisporre, distruggere
e imitare i prodotti industriali.
Tutti questi discorsi sugli oggetti d'uso, nei media,
in arte e nella comunicazione privata, costruiscono la mappa semiotica
socialmente condivisa dei prodotti e continuamente cambiano, ridisegnano,
ampliano o restringono la rete dei suoi interpretanti. I discorsi influenzano
anche la nostra percezione degli oggetti d'uso: riconosciamo l'ultimo
modello di scarpe da ginnastica o di una videocamera perché siamo stati
informati della loro esistenza dai media o dai nostri conoscenti, e
immediatamente li giudichiamo belli, di moda, attraenti, o al contrario
non ci piacciono, influenzati in un modo o nell'altro dal discorso sociale,
dal nostro background culturale o dalle idee personali.
Quando giungiamo a considerare la circolazione
dei valori nella comunicazione sociale ci troviamo ancora una volta
all'inizio della nostra indagine, perché l'influenza della cultura nella
percezione dell'oggetto d'uso è notevole.
Questa circolarità non indebolisce il metodo di analisi:
la semiotica afferma che non c'è un punto di partenza neutrale dove
la conoscenza è senza pregiudizi o sfondi.
L'analista cerca di adottare una prospettiva intersoggettiva,
descrive il processo interpretativo verosimile di una comunità definita
con un testo chiaro e organizzato, che può aiutare a sbrogliare la complicata
matassa delle interpretazioni automatiche di ogni giorno.
Giampaolo Proni - dicembre 2000
Anceschi, Giovanni
1981 Progettazione visiva: convenzioni e procedimenti di rappresentazione,
N.P., Edizioni Officina Immagine
Bonfantini, Massimo A.
1980 "Introduzione: la semiotica cognitiva di di Peirce", in
Peirce, Charles S., Semiotica, Torino, Einaudi, xxi-lii
Bonfantini, Massimo A. e
Zingale, Salvatore, a cura di
1999 Segni sui corpi e sugli oggetti, Milano, Moretti
e Vitali
Deleuze, Gilles e Guattari,
Felix
1976 Rhizome, Paris, Les Edition de Minuit
Eco,
Umberto
1968 La struttura assente, Milano, Bompiani
1979 Lector in fabula, Milano, Bompiani
1984 "Dictionary VS Encyclopedia", in Semiotics and the Philosophy
of Language, Bloomington, Indiana University Press
Ferraresi, Mauro
1999 Il packaging. Oggetto e comunicazione, Milano, Franco
Angeli
Genette, Gérard
1989 Seuils, Paris, Editions du Seuil
Munari, Bruno
1977 Fantasia, Bari, Laterza
Peirce, Charles Sanders
1931-1958 Collected Papers of Charles Sanders Peirce.
8 voll. Voll. I-VI, 1931-1935, Charles Hartshorne, Paul Weiss, eds.
Voll. VII-VIII, 1958, Arthur Burks, ed., Cambridge, MA, Harvard University
Press
Piaget, Jean
1961 Les mecanismes perceptives, Paris, Presses Universitaires
de France
Piaget, Jean; Fraisse, Paul; Vurpillot,
Elianè e Francès, Robert, a cura di
1963 "VII. La perception", in Traité de Psychologie Expérimentale,
Paris, Presses Universitaires de France
Proni, Giampaolo
1990 Introduzione a Peirce, Milano, Bompiani
Semprini, Andrea
2000 Marche e mondi possibili. Un approccio semiotico al marketing
della marca, Milano, Franco Angeli
Vaccari, Alessandra, a cura
di
2000 Quando gli altri dormono. Persone, stili e mode della
notte, Reggio Emilia, Sicheledizioni
Veblen, Thorstein
1899 The theory of the leisure class, New York, Penguin
Books, 1979
Zingale, Salvatore
1999 "La semiotica per l'ergonomia", in Bonfantini and Zingale
1999
1) Secondo Peirce, anche nella sensazione e emozione "the material quality is made prominent" (CP 5.294). Tuttavia, in questo tipo di segni l'Interpretante non punta indietro verso la qualità materiale. Vedi Proni 1989:102; CP 5.287.
2) I riferimenti ai Collected Papers di Peirce vengono fatti tradizionalmente con il sistema 'CP numero di volume . numero di paragrafo'. Es.: 2.56 = Vol. 2, par. 56.
3) Tipica minestra romagnola fatta con parmigiano, pan grattato e uovo, in brodo di carne.
4) Questa nozione è ispirata a quella di lettore modello. Vedi Eco 1979:50sgg.
5) Per comprendere la natura delle entità sociali, pensiamo a qualcuno che fischietta una canzone per strada. Un'altra persona raccoglie la canzone e va avanti a cantarla, camminando nella direzione opposta, e questo si ripete ancora: la canzone esiste nello stesso posto per un certo tempo, ma il suo supporto fisico e gli individui che la producono sono sempre diversi. Questa è la natura dei codici linguistici e degli abiti semiotici.
6) La nozione è ispirata a quella di paratesto, elaborata da Genette. Vedi Genette 1989.
7) Ferraresi 1999 presenta una teoria semiotica completa del packaging e alcuni esempi di analisi. Il packaging e gli oggetti d'uso sono cose leggermente diverse, ma ci sono molti punti in comune nei nostri metodi di analisi (vedi 125sgg).