Proteggere le informazioni e i dati aziendali è ovviamente un criterio di sicurezza. Ma è altrettanto importante garantire che una copia di queste informazioni sia sempre al sicuro, attraverso i backup.
Il backup è un insieme di tecnologia di routine.
Una valida routine significa frequenti e regolari salvataggi, e soprattutto garantire che il risultato del backup sia protetto e conservato in sede separata rispetto a quella del sistema informatico dell’azienda.
Anche la tecnologia è importante. Il sistema di memorizzazione dei dati deve essere removibile, riutilizzabile ed economico così da permettere salvataggi frequenti. Infine, il dispositivo deve essere di tipo scalabile, in grado di crescere con l’azienda.
Molte imprese sottovalutano il rischio della perdita di informazioni, dovuto alla mancanza di una politica di backup dei dati. Il rischio è ancora più grave quando si effettuano finti backup, ossia quando si eseguono le operazioni di salvataggio dei dati in modo errato, dando all'azienda la "falsa illusione" di essere protetti adeguatamente.
I finti backup
Vediamo quali sono le situazioni più frequenti che non garantiscono il recupero delle informazioni e per quale motivo.
Disco o nastro?
Le due differenti tecnologie per la memorizzazione dei dati, hanno caratteristiche molto diverse.
Il processo che solitamente prende il nome di storage prevede l’immagazzinamento dei dati e, tendenzialmente, il supporto con il quale si svolge una simile operazione è un dispositivo veloce.
Per quanto riguarda invece il backup, la preoccupazione principale è sicuramente l’affidabilità del supporto e la sua economicità, a volte anche a scapito della velocità. In altri termini, ottenere attraverso il medesimo investimento hard disk capaci di contenere 100/200/400 GB di informazioni con l’affidabilità che da sempre contraddistingue i nastri è praticamente impossibile. Allo stesso tempo, avere dei nastri in grado di gestire informazioni con la rapidità dei dischi è una strada assolutamente impraticabile.
Nastri e dischi rappresentano dunque due mondi diversi che però, stando alle evoluzioni del mercato, si stanno avvicinando sempre di più, acquisendo via via, l’uno le caratteristiche dell’altro. Grazie infatti al transfer rate, che sta diventando la caratteristica principale di un buon dispositivo, sempre più numerosi sono i nastri con velocità crescente, così come i dispositivi a nastro in automazione in grado di gestire più flussi di dati simultaneamente.
Automatizzare il backup
Il motivo principale per cui si cerca di rendere automatiche le operazioni di backup è che l'errore umano costituisce un importante fattore di perdita dei dati e quindi di rischio.
Tante sono le situazioni di rischio legate alle attività manuali; la necessaria sicurezza si avrebbe solo rispondendo efficacemente ai seguenti interrogativi:
La frequenza con cui si devono salvare i dati stabilisce un ciclo di backup. Se questo ciclo viene eseguito a mano, si tratta di backup standalone; se viene fatto automaticamente siamo in presenza di automazione.
I dispositivi di automazione si dividono in due grandi famiglie: Autoloader e Librerie.
L’Autoloader è quel dispositivo che ha sempre uno e un solo drive interno, in grado di gestire diversi nastri.
La libreria al contrario monta più drive e più nastri; i drive in questo caso possono lavorare assieme, in cascata o simultaneamente in modo svincolato uno dall’altro.
Come eliminare i rischi
E' necessario scegliere l'apparato più idoneo alla realtà aziendale. Le caratteristiche da tenere in considerazione per effettuare l'acquisto di una soluzione di automazione sono le seguenti:
L'offerta che Infotel Telematica propone alle aziende è strutturata e differenziata, in grado di soddisfare ogni tipo di esigenza implementativa e di budget, permettendo all'occorrenza di investire nel mondo dello storage con soluzioni scalabili nel tempo, con il crescere delle prestazioni tecnologiche e delle esigenze applicative.
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