Che cosa è la pesca a mosca
Pallido tentativo di spiegare l'inspiegabile...


[Introduzione] | [L'attrezzatura] | [Il lancio] | [Le esche] | [Le tecniche di pesca] | [L'azione di pesca] | [I pesci] | [Il no-kill] | [Il catch and release]

Introduzione

Spiegare in due parole che cos'è la pesca con la mosca artificiale risulta un po' difficile. Oddio, non che lo sia per quello che riguarda le attrezzature o la tecnica di pesca, le imitazioni o altro; lo è se si cerca di spiegare che cosa si prova quando si vede un pesce che abbocca a galla alla nostra imitazione, quando si cerca di rendere a parole l'immagine di un pescatore sul fiume che fa volteggiare la coda di topo... Infatti pescare a mosca, oltre che divertente, è anche spettacolare.
Innanzitutto sfatiamo un mito: la pesca a mosca non è una pesca di élite. O per lo meno non lo è più nel senso che si poteva intendere una volta. Oggi come oggi le attrezzature sono, da un punto di vista economico, alla portata di tutti, e non sono più costose rispetto ad altre tecniche di pesca. Riguardo alla tecnica di pesca, c'è sempre qualche anima buona che abbia la voglia e la pazienza di spiegarvi cosa fare e come.
A mio avviso la pesca a mosca è una pesca d'élite da un punto di vista mentale, e mi spiego.
Per farvi un esempio concreto, vi dirò che anch'io ho iniziato come tanti pescando con il galleggiante, alla passata, poi è arrivato un momento in cui non mi bastava più. Allora ho cominciato a praticare altre tecniche - legering, carp-fishing, spinning - fino a che sono approdato alla pesca a mosca. Qui ho finalmente trovato quello che cercavo: un metodo di pesca che mi consentisse di rispettare anche il pesce, integrato con la natura che mi circonda, inoltre anche bello da vedere.
Visto che andando avanti di questo passo potrei scrivere un trattato, facciamo così: se vi interessa approfondire questo discorso, inviatemi una
mail e ne parleremo.

Passo ora a descrivere brevemente cosa occorre per pescare a mosca. Comincio dall'"hardware", cioè dall'attrezzatura, per passare poi al "software", ovvero al lancio e alle tecniche di pesca (sì, perché sono più di una) e alle esche. Infine un cenno alle zone no kill e alla pratica del "catch and release" (prendi e rilascia), che io considero fondamentale.


L'attrezzatura

Il lancio

Qui arriviamo al nodo cruciale della pesca a mosca. Una volta acquistata l'attrezzatura, ci si trova di fronte al problema fondamentale, ovvero: come lanciare a svariati metri di distanza un'esca che pesa quasi niente. Forse è proprio il lancio che fa di questa tecnica una delle più affascinanti. Chi non ricorda le immagini del film "In mezzo scorre il fiume", dove i protagonisti facevano volteggiare la coda di topo quasi in una danza per poi lanciare l'insidia nei punti più propizi? Sull'argomento lancio sono nate anche le più accese discussioni nell'ambito dei pescatori a mosca, vi sono scuole diverse, si discute a non finire su chi ha torto o ha ragione... Io non ci provo nemmeno. In ogni caso occorre agli inizi che ci sia qualcuno che vi dia una dritta su come impostare il braccio, come tenere la canna, come muoverla, ecc. Un consiglio: rivolgetevi ad un club presente nella vostra città, oppure, se passate da Rimini, vedrò di darvi qualche suggerimento. Non provate assolutamente da soli, vi scoraggereste e in breve rivendereste l'attrezzatura.

Le esche

In questo caso non sono le esche nel senso comune di questo termine. Qui non si tratta di stordire il pesce con quintali di pastura, o con poveri vermi agonizzanti. Qui si parla di imitazioni. E sì, perché proprio di imitazioni si tratta, ovvero di esche artificiali, costruite con materiali di varia natura (in genere pelo animale o piume) e che tendono ad imitare gli insetti di cui si nutrono i nostri amici pesci. Ecco da dove deriva il termine "a mosca". Anche qui il discorso sarebbe piuttosto lungo. Vi basti sapere che costruirsi da soli le imitazioni è una delle cose più belle della pesca a mosca, tanto è vero che è diventata quasi una disciplina a sè stante. Come per il lancio, anche su questo vale il suggerimento di farsi aiutare da qualcuno all'inizio, poi vedrete che vi appassionerete e inizierete voi stessi a costruire gli artificiali che secondo voi sono più consoni all'ambiente dove pescate e al pesce che volete catturare.

Le tecniche di pesca

A dire pesca a mosca si fa presto. In realtà si tratta di diverse tecniche di pesca, che potrebbero essere considerate ognuna a sè stante. A mio avviso un bravo pescatore a mosca dovrebbe essere in grado di applicarle tutte, a seconda del momento della giornata e delle condizioni del fiume in cui si trova. Grossomodo le tecniche si dividono in due categorie: la pesca a "secca" e la pesca con la "sommersa".
Nella pesca a "secca", che molti puristi considerano la pesca a mosca vera e propria, la pesca si svolge a galla, su pesci che "bollano", cioè si nutrono di insetti in superficie. In questo caso si usano code galleggianti e finali a volte molto lunghi (4-5 metri). La pesca con la "sommersa" prevede invece diversi tipi di pesca: a ninfa, con lo streamer, ecc. Qui si utilizzeranno code galleggianti oppure sommerse, a seconda della profondità di pesca che vorremo raggiungere. Nella pesca con la sommersa spesso si utilizzano canne più lunghe (9-10 piedi e oltre) rispetto a quelle impiegate nella pesca a "secca" (7-8 piedi).
Delle due, sicuramente quella a "secca" è la più emozionante e spettacolare, ma spesso è quella a "sommersa" la più redditizia, sia in termini di quantità di catture che di taglia delle medesime.

L'azione di pesca

L'azione di pesca cambia a seconda della tecnica che si usa. Nella pesca a "secca" si pesca quasi esclusivamente a salire, cioè in senso contrario alla corrente del fiume, con le spalle rivolte alla foce. Come già accennato, questa tecnica si usa in presenza di "schiuse", ovvero insetti che salgono in superficie per sfarfallare o che depongono le uova sulla superficie stessa. In questo caso abbiamo i pesci che si nutrono a galla, segnalando la loro attività con le "bollate", ovvero cerchi concentrici dovuti alla rottura della superficie da parte del pesce stesso. Si pesca lanciando la nostra esca a monte rispetto alla "bollata", facendola derivare lungo la corrente fino a dove c'è il pesce che si nutre. In questo caso vedremo il pesce aggredire la nostra imitazione in superficie, e quello sarà il momento per la "ferrata".
L'azione di pesca nel caso della "sommersa" è sicuramente meno spettacolare. In questo caso si può pescare sia a scendere che a salire, anzi, spesso è più redditizia a scendere. Si possono usare anche più di un artificiale e l'abboccata sarà segnalata da un arresto della coda di topo, ovvero dal "segnalatore" (se ne faremo uso), nonché da uno scarto del pesce se pescheremo a vista. Pescando con gli streamer avremo meno problemi: l'abboccata sarà segnalata da una robusta "botta" sulla canna.

I pesci

E arriviamo a loro, i protagonisti veri di questa pesca: i pesci. Come prima cosa diciamo che la pesca a mosca non è rivolta a tutti i pesci presenti nei fiumi o nei laghi. La nostra azione si rivolge a quelli che si nutrono di insetti nelle varie fasi del loro sviluppo, nonché di avannotti, gamberetti, ecc. Le due specie principali che vengono insidiate a mosca nel nostro paese sono: la TROTA e il TEMOLO. Per chi invece ha la possibilità di recarsi all'estero, ci sono anche i SALMONI. Ultimamente si è cominciato ad impiegare sempre di più la pesca a mosca anche nel caso del LUCCIO e del BLACK BASS o PERSICO TROTA. Da non sottovalutare, perchè è divertente e perchè spesso risulta più difficile da pescare di altri, è l'onnipresente CAVEDANO. Pescando a mosca poi vi può capitare di catturare altre specie di pesci verso i quali comunque la pesca a mosca non è la tecnica più indicata, come i VAIRONI, le SCARDOLE, ecc. Nell'epoca della loro presenza nelle acque dolci, si possono insidiare con successo anche le CHEPPIE.

Il no-kill

In questi ultimi anni si sta diffondendo sempre di più nel nostro paese, tra i pescatori - soprattutto quelli a mosca - una nuova coscienza ecologica. Si sta diffondendo la consapevolezza che noi pescatori dobbiamo essere in prima linea nella difesa dell'ambiente fluviale e lacustre, per evitare che il degrado ci costringa nel giro di qualche anno ad andare a pescare solo nei laghetti a pagamento. Per questo motivo già da qualche anno si è iniziato ad istituire delle "zone no-kill" - di cui presento un elenco in altra pagina - nelle quali il pesce non può essere né trattenuto né ucciso, ma va rilasciato immediatamente dopo la cattura cercando di arrecargli meno danni possibile. Tuttavia non tutti sono d'accordo sull'istituzione di queste zone, perchè spesso presentano limiti e difetti. A mio avviso quello che è importante è cercare di diffondere una coscienza diversa anche per chi va a pesca, più attenta alla natura, al pesce, un modo di pescare che crei un impatto il meno traumatico possibile sull'ambiente.
Come si presentano queste "zone no-kill"? Anche se i regolamenti variano da provincia a provincia, vi sono tuttavia delle caratteristiche comuni. Innanzitutto, appunto, l'obbligo del rilascio immediato del pescato. Per arrecare meno danni possibile, è obbligatorio l'uso di ami senza ardiglione e in generale sono consentite solo esche artificiali, che sono quelle meno dannose per il pesce (questo è vero soprattutto per la mosca, per lo spinning un po' meno...). Inoltre spesso viene consentito l'accesso ad un numero limitato di pescatori durante l'arco della giornata. In generale quindi, all'interno di queste zone si adotta la pratica del cosiddetto "catch and release", ovvero il "prendi e rilascia", che, per essere praticato correttamente, prevede una serie di semplici ma fondamentali regole, che spiego nel paragrafo successivo.
In definitiva, quello che mi interessa ribadire, è che il motivo per cui decanto tanto queste "zone no-kill" non è tanto perché siano il modo migliore per organizzare il fiume, quanto perché sono comunque il tentativo di affermare appunto un modo più corretto di affrontare l'ambiente fluviale, un modo che secondo me dovrebbe essere valido ovunque e per tutti.

Il catch and release

Per eseguire un corretto catch and release, occorre osservare poche ma fondamentali regole:
  1. Usare ami singoli e senza ardiglione
  2. Fare in modo che il combattimento duri il meno possibile
  3. Tenere il pesce in acqua
  4. Cercare di non toccare il pesce con le mani, e quando questo sia inevitabile, bagnarsele prima
  5. Fare in modo che l'operazione della slamatura sia il meno traumatica possibile. In questo caso spesso, pescando a mosca, il pesce viene allamato nella parte più esterna della bocca, cosicché lo si può slamare in maniera rapida e quasi del tutto indolore. E' per questo che la pesca a mosca è una delle più rispettose del pesce.
  6. Non utilizzare guadini e altri tipi di reti, che possono danneggiare la pelle del pesce
  7. Se il pesce, una volta slamato, mostra segni di asfissia, tenetelo qualche minuto in corrente per favorirne la ripresa
  8. Pescate a mosca! In questo modo vi divertirete di più, e danneggerete di meno...

Andrea Nori